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Cristina Maddalena sperimenta le transizioni verso il punto-limite dell’astrazione, nel sentimento di una misteriosa finalità. L’estensione del colore libera passaggi imponderabili di sagome e segni, affidati ai titoli che non rinunciano all’aggancio del reale.
Ma il respiro ritmico della visione procede nel superamento delle delimitazioni dei campi visivi; gli slittamenti cromatici si offrono in una intensa relazione dialettica con la metafora.
La pittura si collega direttamente alla sfera dell’immaginario, nel cui tracciato s’impigliano inquietudini esistenziali, incalzanti memorie, sensazioni, dubbi.
Anche qui la metafora della soglia rivela la sua estensione fisica nei cromatismi.
Misterioso e sconvolgente è il potere del colore, che non è soltanto una indicazione analitica di percezione, quanto una proiezione lucida e avvincente di una tensione psicologica.
Esiste sempre nelle opere della Maddalena una zona come di scorrimento di un colore fluido, chiaro e fertile che lascia maturare, in una magia di equilibri, l’ardore del rosso fino alla sublimazione notturna dei toni cupi, a frenare il moto espansivo della superficie. Un riverbero di colori rende perentorie le variazioni di temperatura nelle accelerazioni cromatiche di “assoonaspossible, di “blackout” o di “test”, percepibili nelle energie sottese alle tecniche miste o al polimaterico, lavori derivati da una stagione creativa molto feconda per la giovane artista.
Lo sguardo esplora segreti meandri che la mano dell’artista ha saputo svelare nei segnali di una materia-colore, in un esercizio fascinosamente instabile di ricerca tra campiture e agglomerati forti di luci e di ombre.
Residui del vivere? Suggestioni di memorie? Un’operazione, quella di Cristina, tutta racchiusa nella tensione accentuata da una sensazione costante di mutamento in atto, nel difficile sogno di un esistere traslato sull’uomo, sulla natura. Così, la fantasia delle forme si proietta in visioni irrisolte, per stati d’animo provvisori e inquiete presenze.
Senza nozioni di passato o di futuro, in un presente dalle mille capacità di risonanze, il frammento di esistenza vibra nella sua coscienza cromatica. E la qualità del rosso evoca l’emozione di un segnale di veemenza. Per l’anima e la mente.
Fabrizia Buzio Negri

IL LINGUAGGIO SIGNICO E COLORISTICO DI CRISTINA MADDALENA
 "Affondo la lama nel colore e lo stendo sulla tela -dice l'artista parlando della sua pittura-Penetro nella linfa cromatica e me ne libero sulla superficie immacolata della tela".
La pulsionalità gestuale che Cristina Maddalena mette nelle sue opere è puro piacere della materia pittorica, un linguaggio segnico codificato e consapevole.
Il colore è applicato con spatolate dense, ampie, attraverso un gesto sensuale, ad esprimere sensazioni, emozioni e atmosfere.
L'artista cerca una ritmica di superficie che consenta di conferire una vibrazione unitaria ad ogni singola tela, una tessitura in cui possa dispiegarsi tutta intera la forza del suo gesto, tutta l'intensità delle vibrazioni cromatiche, tutta l'incisività di un segno che tende ad addensarsi sempre più fino ad invadere ogni vuoto, ogni frammento di tela e di superficie.
La pittura di Maddalena è misurata e sofferta, i suoi voli pittorici sono pesanti quanto una spatolata di nero colante e i suoi lavori possiedono le profondità proibite dei paesaggi dell'anima, trasmettendo lo spazio di interiorità ricordato e desiderato, proponendosi di investigare regioni del territorio estetico quasi inesplorate e personali, come quell'accavallarsi di colori accesi che partendo dal bianco, attraverso i rossi, i blu e i gialli, ritornano al bianco (è attraverso il colore che prende vita l'energia della sua anima e che si infrange sul bianco vuoto ed accecante della realtà).
L'artista ci dona un'arte schietta e leale, la cui potenza è percettibile a tutti, come se questo fosse il suo primario dovere imposto dall'importanza che l'arte assume nella crescita sociale.
La sua è una pittura fuori dall'azzeramento tecnologico, che contiene elementi di sacro, di naturale, di archetipo e che funge da modello lineare dell'esistenza, dove sia presente un'identità tra idea e corpo, idea come impianto della memoria, materia come corpo della pittura, pittura come corpo in movimento, come funzione del corpo, come visione esteriore di ciò che è di più interiore.
Più che astrattista Maddalena parla in termini di astrazione, cerca di portare alla luce le cose invisibili ad occhio nudo, ma visibilissime dall'emotività.
Se leggerai questo testo, guarda contemporaneamente le opere che lo hanno emozionato, non ti soffermare sul significato dell'immagine, perchè ad un'astrattista come Cristina interessa di più il modo in cui lo spettatore interpreta il suo lavoro, piuttosto che la sua intenzione, come dire che "ciò che vedi è proprio quello che stai cercando".
Eraldo Di Vita

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Dal 1 al 31 marzo 2008
Maddalena è presente con una personale su
www.webartmagazine.net